Brexit: conseguenze per gli italiani


Brexit: conseguenze per gli italiani

Brexit: significato

Brexit” è un termine che è stato coniato “ex novo” per dare un significato a un evento riguardante il Regno Unito, prima peraltro che si verificasse. È un tema di cui si è sentito molto parlare e che, inevitabilmente, continua a far discutere, anche e soprattutto per le sue conseguenze attuali e future.

Andiamo, però, con ordine.

“Brexit” è la composizione delle due parole della lingua inglese “Britain” (“Regno Unito”) e “exit” (uscita).

Brexit: cos’è

Il termine “Brexit” indica il divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea.

In seguito a un referendum, l’Inghilterra, la Scozia, il Galles e l’Irlanda del  Nord hanno infatti espresso la volontà di uscire dall’Unione Europea.

Un’immediata conseguenza politica di tale avvenimento sono state le dimissioni del primo ministro inglese David Cameron, che parrebbe aver mostrato un comportamento sempre abbastanza ambiguo e oscillante nei confronti della questione.

Da una parte, Cameron ha spesso contestato l’Unione Europea, rivendicando maggiori garanzie commerciali e tutele monetarie per il proprio paese – che, si ricorda, non è mai stato parte dell’Unione Monetaria –  e utilizzando il referendum come minaccia nei confronti della UE nonché come strumento all’interno per cercare di garantirsi la fiducia di una parte dell’elettorato.

Dall’altra, dopo che peraltro è stato ottenuto per il Regno Unito il massimo delle concessioni comunitarie che si potessero prevedere, è stato indetto il referendum e Cameron si è schierato per convincere gli elettori a votare per rimanere nell’Unione Europea ma – sembra – senza il sufficiente coinvolgimento necessario.

Brexit: data

Il referendum è stato indetto il 23 giugno 2016 e ha visto prevalere i sostenitori dell’indipendenza con il 51,9% dei voti.

Per dare seguito alle decisioni degli elettori, la procedura ufficiale ha previsto che il Regno Unito attivasse l’articolo 50 del Trattato di Lisbona – trattato internazionale firmato nel 2007 per modificare l’originario trattato sull’Unione Europea – che prevede una procedura specifica, ovvero la notifica al Consiglio Europeo dell’intenzione del recesso dall’Unione Europea e, previa approvazione del Parlamento Europeo, l’uscita dopo due anni dalla notifica.

Tale processo è stato innescata dal nuovo primo ministro inglese Theresa May, che ha attivato l’Articolo 50 il 29 marzo 2017, da cui decorrono due anni per concordare i termini del recesso: intorno alla fine della primavera del 2019, ci si aspetta che il Regno Unito cessi di far parte definitivamente dell’Unione Europea.

Brexit: conseguenze economiche

Indipendentemente da tutto, la Gran Bretagna è un attore strategico ed importante del panorama europea.

Il fatto di essere stata parte dell’Unione Europea, le ha consentito di sedersi al tavolo delle decisioni strategiche in campo economico-politico e in quello degli accordi commerciali con gli altri protagonisti europei.

Dopo la Brexit, tutto viene rimesso in discussione.

La prima logica conseguenza è legata al fatto che gli stati di Inghilterra, Irlanda del Nord, Galles e Scozia risultano, a tutti gli effetti, extra-comunitari. Tra questi, peraltro, non tutti sono propriamente soddisfatti, come ad esempio la Scozia, che sta già scalpitando per rivedere la decisione del Regno Unito e per iniziare un processo indipendente di rientro in Europa.

Le conseguenze economiche sono di notevole entità anche se, attualmente, non tutte di facile previsione durante il processo di separazione graduale nel prossimo futuro.

La premessa – repetita iuvant – è che la Gran Bretagna non ha mai fatto parte dell’Unione Monetaria Europea: dell’Euro, per intenderci…

Detto ciò, con la separazione dalla UE, il primo effetto che balza agli occhi è il divorzio dall’Unione Doganale Europea, un’unica grande area commerciale corrispondente a quella degli stati che ne fanno parte, dove le merci circolano liberamente, indipendentemente dal loro paese di origine; inoltre, nell’ambito dell’Unione Doganale, è previsto un sistema uniforme di dazi sulle importazioni da stati non appartenenti all’Unione Europea, in cui i dazi sui beni extra-comunitari vengono pagati al momento del primo ingresso nella UE, dopo di che possono circolare liberamente al suo interno.

Con la Brexit, in teoria, vengono meno tutti questi elementi per il Regno Unito, che si trova così a dover affrontare tutte le questioni commerciali proprie di uno stato extra-comunitario e a dover definire nuovi accordi commerciali e tariffari con l’Unione Europea.

Uno scenario può anche essere quello in cui, da parte del Regno Unito, non si negozi alcun nuovo accordo commerciale: ciò potrebbe significare conseguentemente l’applicazione delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) con controlli doganali, pur essendo possibile che i partner commerciali del Regno Unito non abbiano interesse a irrigidire i rapporti, prefigurando però uno quadro alquanto variegato e sicuramente complesso.

Si consideri solo che le esportazioni della Gran Bretagna di beni verso l’Unione Europea consistono circa in poco meno dell’8 per cento del suo PIL.

I mancati introiti del Regno Unito nelle casse della UE potrebbero essere compensati dall’applicazione di dazi sulle importazioni, nel caso in cui non venisse stipulato alcun accordo commerciale, che comporterebbe però effetti importanti sull’economia britannica.

Sul fronte valutario, dopo il referendum, la sterlina è calata sensibilmente sia rispetto all’Euro che al dollaro. L’economia britannica è in realtà cresciuta nel 2016 ma si assiste a una crescita dell’inflazione dovuta principalmente all’aumento dei prezzi delle importazioni, con effetti di calo del reddito reale a disposizione delle famiglie e di conseguente riduzione della spesa o del risparmio.

Alcuni marchi internazionali hanno in effetti ritoccato i prezzi dei loro prodotti al rialzo che alcune catene di supermercati del Regno Unito si sono rifiutati di recepire, escludendoli dai loro scaffali.

Conseguenze economiche anche per le compagnie aeree e per il sistema unico dei cieli europei, per le compagnie di assicurazione, per tutti i colossi finanziari e per le multinazionali che minacciano di trasferire le loro sedi al di fuori della Gran Bretagna.

Sono da rilevare anche gli effetti della Brexit sul settore agro-alimentare britannico, la cui produzione trovava uno sbocco diretto nella UE per oltre il 70% delle esportazioni. A questo si aggiunge il fatto che l’agricoltura del Regno Unito dipende dalla manodopera straniera.

Il quadro generale, infine, è ulteriormente complicato dal conto che è stato presentata da Bruxelles per la Brexit, che si aggira intorno ai 60 miliardi di euro, per far fronte a finanziamenti comunitari fino al 2023, e che la Gran Bretagna non sembrerebbe essere intenzionata a pagare, irrigidendo ulteriormente le reciproche posizioni.

Brexit: conseguenze per gli italiani

Lo scenario relativo alle conseguenze della Brexit sugli italiani è attualmente abbastanza variegato; di seguito, qualche sintetico elemento saliente.

Tra gli effetti pratici, ci può essere la possibilità del diritto alla cittadinanza inglese, per tutti figli di genitori italiani nati in terra britannica dopo l’1 gennaio 1983, che facciano domanda prima che si concluda il processo definitivo di uscita dall’Unione Europea.

Il viaggio in Gran Bretagna da parte di turisti italiani potrebbe essere subordinato alla richiesta di un visto, al momento non ancora annunciato; quasi certa la perdita de valore della Tessera Sanitaria Europea e della necessità di stipulare un’assicurazione specifica.

Per quanto riguarda l’ambito scolastico, i prestiti agli studenti e le tasse universitarie rimangono invariati per gli italiani che hanno già iniziato il loro percorso di studi in Gran Bretagna o gli iscritti entro il 2017. Successivamente, è previsto un inevitabile e sensibile aumento delle rette.

Alle conclusione del processo di completamento della Brexit, i lavoratori italiani nel Regno Unito potrebbero dover richiedere il rilascio di uno specifico apposito permesso ma tutto è ancora da definire.

Sul fronte economico e commerciale, alcune conseguenze sono da sottolineare.

Rincari ingenti sono quasi certi sulle tariffe telefoniche e sui biglietti aerei.

È previsto un inevitabile e sensibile calo delle esportazioni di prodotti agro-alimentari italiani verso la Gran Bretagna che, in parte, si è già verificato in alcuni comparti, come ad esempio quello dell’olio di oliva.

Il valore del comparto è valso oltre 3 miliardi di euro nel 2016.

Dall’entità dell’applicazione di dazi su prodotti alimentari tipici, come quelli lattiero-caseari o vinicoli, può dipendere, oltre a un ulteriore calo delle esportazioni italiane e a una conseguente perdita economica, un  inasprimento dei prezzi delle materie prime per tutta quell’ampia schiera di ristoratori italiani tanto apprezzati in terra britannica, con una certa perdita di competitività rispetto agli altri, tanto per citare solo uno degli effetti più immediatamente percepibili…

Qualora non si ratifichino degli accordi commerciali vantaggiosi tra Unione Europea e Gran Bretagna, quest’ultima potrebbe infine preferire partner più concorrenziali come l’Australia o la Nuova Zelanda.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale dell’Unione Europea

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A cura di Gerardo Volpi