Parlare in pubblico


Parlare in pubblico

Parlare in pubblico: consigli per essere efficace

Parlare in pubblico è un’arte.

C’è chi la pratica di mestiere ed è ovviamente facilitato nel compito.

Può invece capitare saltuariamente a qualcuno di parlare in pubblico e qualche suggerimento pratico, in questo caso, può essere d’aiuto.

“Verba volant, scripta manent”, come si sul dire… Ma se “volano” male, è poi difficile coglierli e catturarli…

In buona sostanza, quando capita di non essere efficaci in pubblico, il risultato è totalmente negativo sia per chi è stato chiamato a tenere il discorso sia per il pubblico, che ha magari l’obiettivo di assimilare dei concetti.

È probabilmente capitato a molti di partecipare a una conferenza o a un corso o, più in generale, a un evento e di non sentirsi magari particolarmente coinvolti a causa del tedioso stile del relatore oppure di non riuscire adeguatamente a seguire per via della carente organizzazione del discorso del conferenziere di turno. In queste situazioni, il risultato è sempre il medesimo: resta poca memoria del discorso oppure gli appunti che sono stati presi non risultano particolarmente utili o usufruibili.

Quando si è tenuti a tenere un discorso in pubblico è dunque fondamentale porre la massima attenzione per presentarsi in maniera adeguata al pubblico e per organizzare opportunamente un discorso efficace.

Innanzitutto, nel momento in cui si incomincia a parlare, è d’obbligo presentare se stessi e gli ospiti chiamati ad intervenire: lo “stacco” è importante, perché è da quel momento che inizia la fase di accettazione da parte di un pubblico magari sconosciuto, che si deve assolutamente fare in modo che sia ben disposto nei propri confronti, per il buon esito dell’intervento. Efficace è in genere un esordio senza troppi fronzoli, che si richiami alla propria esperienza – professionale o meno, a seconda del contesto – o a un caso per lo più conosciuto dagli ascoltatori, accorgimenti sicuramente efficaci per contribuire a creare l’atmosfera migliore.

Sicuramente da evitare sono gli sguardi e cenni di saluto ai conoscenti, che suscitano in genere un certo disagio negli ascoltatori meno “introdotti” nell’ambiente.

Per ciò che concerne la voce, occorre prestare attenzione a un po’ di variabili: per prima cosa, la velocità delle parole pronunciate deve essere tenuta costantemente sotto controllo, per evitare di lasciarsi prendere dalla foga, da una parte, o dalla sfiducia in se stessi, dall’altra. Il volume della voce deve essere poi tale da raggiungere anche gli ascoltatori che si trovano nelle ultime file e, con le variazioni di tono, è possibile evidenziare i passaggi ritenuti più importanti



Parlare in pubblico: come vestirsi  

Per  parlare in pubblico, indipendentemente dal contesto, una regola assoluta è sicuramente valida rispetto a tutte le altre: l’aspetto del relatore deve essere curato.

Detto ciò, al giorno d’oggi c’è sicuramente più apertura rispetto a un tempo nel vestire ma alcuni piccoli accorgimenti sono sicuramente da tenere sempre in considerazione quando si parla in pubblico e ci sono situazioni in cui la forma conserva la propria importanza.

Un abito completo dai colori classici per un uomo e un tailleur dai colori non appariscenti per una donna sono sempre le soluzioni ottimali, soprattutto quando si tratta di formazione in aula o di discorsi programmati.

Se si opta per la cravatta, meglio sceglierne una sobria, che arrivi alla cintura. In questi casi, calze rigorosamente lunghe, camicia non troppo corta (evitare che esca dai pantaloni) e scarpe classiche stringate.

Da evitare, colori e particolari vistosi, che potrebbero essere fonte di distrazione e ilarità.

Per le donne, meglio evitare scollature vertiginose, gonne troppo corte gioielli vistosi. Meglio sempre prevenire, considerando che tra il pubblico ci può essere sempre qualche “simpatico spiritoso”…

Al contrario, abiti troppo austeri possono penalizzare il feeling che si deve necessariamente creare tra pubblico e relatore. Per una persona bassa di statura, un abito nero o blu scuro può essere ad esempio più adatto mentre per un uomo alto, potrebbe risultare troppo di “slancio”…

Meglio evitare occhiali scuri che potrebbero creare una barriera con il pubblico o con lenti colorate o troppo fantasiosi, che potrebbero invece distrarre o non consentire di ricevere l’adeguata  considerazione.

Ovviamente, tutto deve essere riportato al tipo di contesto e al tipo di intervento in pubblico.

Ci possono essere situazioni in cui magari non è necessario vestire abiti completi o tailleur. Una buona camicia o camicetta, in questi casi,  può essere un ottimo compromesso.

Parlare in pubblico: il corretto linguaggio del corpo

Quando si parla in pubblico, molto importante sono anche la posizione da assumere e il linguaggio del corpo: seduti e composti può essere bene, in piedi senza mani in tasca è meglio, poiché in questo modo si riesce tendenzialmente a catturare maggiormente l’attenzione e a risultare più efficaci nella comunicazione.

Durante il discorso, occorre prestare attenzione a evitare gesti bruschi e disarticolati, con i quali si rischia di apparire nervosi e non a proprio agio. È invece ben accetto qualche gesto armonioso, che accompagni i punti salienti del discorso, come ad esempio i movimenti della mano con il palmo aperto.

L’espressione del viso e quella degli occhi non sono da trascurare: con un po’ di pratica, si arriva probabilmente a mantenere nel complesso un’aria accattivante ed equilibrata nei confronti di qualsiasi tipo di pubblico, che si può riassumere in espressioni del viso serie e ponderate nei  passaggi più intensi, alternate a sorrisi nei momenti più rilassati.

Con gli occhi, è possibile catturare il consenso di qualche buona fetta di pubblico e, nello stesso tempo, verificare il suo interessamento.

Parlare in pubblico: come preparare un discorso    

Per l’organizzazione del discorso, il pubblico è il primo punto di riferimento da tenere in considerazione: non sono da trascurare né il  livello culturale medio delle persone coinvolte né il tenore degli argomenti a loro indirizzati.

Occorre anche e soprattutto avere sempre in mente i propri obiettivi e quelli del pubblico: in generale, con i contenuti del discorso, si intende normalmente convincere gli ascoltatori a compiere una determinata azione che possa poi magari essere per loro vantaggiosa e, in questo senso, è necessario operare.

Bisogna ricordarsi che, nella maggior parte dei casi, si ha un limite di tempo da rispettare sia per una questione di durata dell’intervento sia per di resistenza fisiologica dell’attenzione umana. Interventi troppo lunghi e disarticolati sono sconsigliati.

È buona norma fissare un ordine di importanza degli argomenti da trattare e un limite al loro numero, in maniera tale da riuscire prima a comunicare in maniera efficace ed esauriente i messaggi più rilevanti e poi,  se avanza tempo, anche quelli ritenuti di secondo livello. Per raggiungere questo obiettivo, è consigliato prepararsi una bozza che evidenzi anche visivamente i punti focali dell’intervento.

La struttura e l’ordine logico del discorso vanno imprescindibilmente organizzati con minuzia, prendendo in considerazione le tre classiche parti fondamentali: introduzione, corpo e conclusione. Ciascuna parte può poi essere sviluppata nella maniera migliore a seconda dei messaggi da comunicare e della lunghezza dell’intervento del caso ma restano sicuramente valide le tradizionali regole dell’ars oratoria: nell’introduzione, si devono presentare brevemente gli argomenti che si intende trattare; nel corpo, questi devono essere sviluppati efficacemente e nella conclusione si devono riassumere sinteticamente i punti fondamentali trattati, per fissare le idee. Tutto questo magari con l’ausilio di immagini e grafici chiari e sintetici.

È però a questo punto importante un’ultima considerazione: nel mettere in pratica queste regole e questi suggerimenti, un pizzico di creatività e personalità non guastano. Sono spesso queste ultime a fare infatti la differenza tra un discorso formalmente perfetto ma con poca “verve” e una piccola opera d’arte di comunicazione.

A cura di Gerardo Volpi