Piccolo Risparmio


 

Piccolo risparmio: cos’è

Per piccolo risparmio, nel presente contesto, si intende in generale un piccolo capitale che si ha a disposizione, di cui non si ha bisogno per la vita di ogni giorno e che pertanto ci si può permettere di non spendere.

Quando si hanno delle entrate superiori alle uscite, la differenza può ad esempio generare un risparmio; si può anche trattare di una piccola cifra che va ad aggiungersi periodicamente al capitale precedente quando, ad esempio, si percepisce lo stipendio mensile.

Per piccolo, si intende tendenzialmente una cifra a tre zeri.

Considerando che, solitamente, chi dispone di cifre maggiori ha la possibilità di prendere in considerazione un maggior numero di tipologie di forme di investimento e, in genere, anche di tipo diverso, di seguito verranno trattati solo i principali strumenti accessibili a chi dispone di piccoli capitali.

 

Libretto di risparmio: cos’è

Uno dei tipici strumenti associati alla disponibilità di piccoli capitali è il libretto di risparmio.

Il libretto di risparmio è un contratto con un ente bancario o un ufficio postale, in base al quale un cliente deposita somme di denaro sulle quali può ricevere un interesse il cui tasso, però, è andato nel tempo assottigliandosi sempre più nel tempo.

In pratica, è un documento, che deve essere presentato allo sportello ogni qual volta si compie un’operazione, all’interno del quale vengono annotate le operazioni contabili riguardanti i vari soggetti coinvolti: i clienti per accrediti e prelievi, l’ente per spese e interessi, soggetti terzi per altre operazioni (imposte, accrediti diversi come la pensione). Dal libretto di non è mai possibile prelevare un importo maggiore di quello totale versato.

 

Libretto di risparmio: al portatore e nominativo

In passato, esistevano i libretti di deposito al portatore, ovvero non collegati a qualche soggetto in particolare e pertanto, in teoria, con capitali che potevano essere richiesti da chiunque ne detenesse il possesso. Dal 4 luglio 2017, non è più possibile emettere libretti di risparmio al portatore e obbliga la riscossione di quelli già emessi entro il 31 dicembre 2018.

L’unico strumento attuale di questo tipo, pertanto, è il libretto di risparmio nominativo che è ovvero intestato a un soggetto particolare, il beneficiario.

Fondamentalmente il libretto di risparmio consente operazioni limitate, quali versamenti e prelievi di contanti. Alcuni enti affiancano qualche servizio aggiuntivo, come la possibilità di versare la pensione o la disponibilità di una carta Bancomat che consente di effettuare le stesse operazioni tramite uno sportello.

 

Piccolo Risparmio: investire in un conto di deposito

Un conto di deposito è un conto corrente bancario con funzionalità limitate e che consente, in genere, di beneficiare di tassi di interesse superiori a quelli di un conto corrente tradizionale. Solitamente, deve essere affiancato da un conto corrente tradizionale per effettuare tutte le operazioni di versamento e di prelievo verso e dal conto di deposito.

Tra le altre caratteristiche, il conto di deposito non consente di prelevare più di quanto si ha a disposizione e, di conseguenza, la sua apertura non richiede richieste particolari di garanzie o analisi dello storico del correntista.

Inoltre, consente di vincolare il proprio denaro depositato per un certo periodo di tempo che si dovrà andare a definire nel contratto, in cambio di tassi di interesse più alti rispetto a quelli standard proposti. Più lungo sarà il vincolo e maggiore potrà essere il tasso di interesse proposto. Qualora si decida di ritirare tutto o una parte del capitale temporale prima del termine, si perde l’interesse maturato.

Spesso, ai nuovi sottoscrittori vengono concesse condizioni più vantaggiose rispetto agli altri correntisti.



Piccolo Risparmio: investire in una polizza vita

La polizza vita è un contratto stipulato tra una compagnia assicurativa e un soggetto contraente.

L’assicurato, che può essere anche diverso dal contraente, è il soggetto sulla base del quale vengono effettuati i calcoli per definire il premio che si stabilisce di versare, facendo riferimento anche ad alcuni elementi quali, in genere, l’età, la sua salute, la sua attività professionale, la sua condotta di vita.

Il premio stabilito per contratto può essere versato in un’unica soluzione (premio unico) oppure con una frequenza prestabilita (es. una volta all’anno).

La polizza vita prevede un beneficiario, che è il soggetto che potrà ricevere il capitale o la rendita alla scadenza del contratto o una volta che si sia verificata la condizione del rischio (es. per morte dell’assicurato).

La polizza vita più diffusa ha una scadenza stabilita per contratto, che in genere è di diversi anni, e può essere considerata un vero e proprio strumento di risparmio dato che, al suo termine o in caso di premorienza dell’assicurato, consente di beneficiare del capitale versato nel corso degli anni più la quota di interesse maturato, che dipenderà dalla tipologia di polizza vita e in base al rischio che si è disposti ad assumere (vi sono polizze più o meno rischiose a seconda degli strumenti finanziari nei quali investe la compagnia assicurativa). In alternativa, alla scadenza della polizza, è possibile beneficiare di una rendita per tutta la durata della vita del beneficiario.

Tra le altre caratteristiche, le polizze vita non sono passibili di pignoramento, di sequestro e esulano dalle leggi sulle successioni.

 

Piccolo Risparmio: fondo pensionistico

Il fondo pensionistico è una forma di previdenza complementare e integrativa rispetto alle forme di previdenza obbligatoria erogate dagli enti previdenziali istituzionali.

Si può decidere di sottoscrivere un fondo pensionistico quando si ha l’obiettivo di riscuotere, una volta che se ne verifichino le condizioni contrattuali, una pensione integrativa rispetto a quella obbligatoria.

In buona sostanza, consiste in un contratto stipulato con una compagnia assicurativa, un istituto di credito o un ente riconosciuto, che prevede che il contraente versi su un conto individuale una quota a discrezione con una certa periodicità (es. mensile o annuale). Non è necessario disporre di grandi capitali per accedere a un fondo pensionistico.

Una volta maturati i requisiti per l’età pensionabile, si ha la possibilità di accedere al capitale accumulato con i vari versamenti più gli interessi maturati sulla base della gestione operata dalla banca o dalla compagnia di assicurazione, sotto forma di una rendita. È anche possibile richiedere la liquidazione di una parte della posizione sotto forma di capitale.

Tecnicamente, i fondi pensionistici possono essere di diverso tipo (chiusi, aperti, piani individuali pensionistici, fondi pensione preesistenti) e godono di una certa flessibilità sotto l’aspetto dei versamenti: si possono interrompere i versamenti e riprenderli in base alle esigenze o modificare gli importi.

A determinate condizioni, è possibile richiedere degli anticipi sul capitale maturato e si ha inoltre il diritto al riscatto in caso di invalidità totale e permanente. Alcuni prevedono che vi si possa destinare anche il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), che andrà così a maturare degli interessi.

Dal punto di vista fiscale, è prevista  la deducibilità dall’imponibile IRPEF, fino al limite massimo annuale di 5.164,57 euro.

Come nelle polizze vita, anche per i fondi pensione il capitale versato non può essere soggetto a pignoramento o sequestro, tranne rari casi.

A cura di Gerardo Volpi