Corona Bond cosa sono e come funzionano


Corona Bond cosa sono e come funzionano

 

 

In seguito alle conseguenze della pandemia causata dal Coronavirus, conosciuto anche come Covid-19, famiglia di virus che si è diffusa nel mondo a partire dall’inizio dell’anno 2020, le economie di tutti i Paesi sono state messe a dura prova a causa della emergenza sanitaria e della chiusura della maggior parte delle attività produttive e commerciali per lunghi periodi.

In particolare, gli Stati dell’Unione Europea stanno vagliando delle soluzioni per reperire fondi per poter finanziare spese straordinarie legate agli interventi economici a sostegno della Sanità, delle imprese e dei cittadini, una volta terminata l’emergenza del Corona Virus.

Tra queste, è allo studio l’emissione dei cosiddetti Corona Bond.

 

 

Corona Bond: cosa sono

I Corona Bond sono degli strumenti finanziari che dovrebbero consentire agli Stati dell’Unione Europea di effettuare interventi straordinari a sostegno della Sanità e delle relative economie, in seguito alla situazione di emergenza creata dalle conseguenze del Corona Virus.

Sarebbero la versione più recente – più legata alle conseguenze dell’attuale emergenza del Corona Virus – degli Eurobond, già proposti in passato per far fronte in maniera solidale alla distribuzione dei debiti a livello europeo.

Tecnicamente, si tratta di Bond ovvero di Obbligazioni: titoli di debito che vengono normalmente emessi dai singoli Paesi (o da società) per reperire fondi sula base delle strategie di finanziamento pubblicate ogni anno che, alla scadenza, danno a chi li sottoscrive il diritto del rimborso della somma prestata, con l’aggiunta degli interessi maturati.

La garanzia è data dall’ente emittente che può avere livelli di affidabilità differenti, solitamente classificati da un parametro di cosiddetto Rating.

La somma sottostante al prestito è il cosiddetto valore nominale, che viene rimborsato alla scadenza del Bond.

Le cedole, ovvero gli interessi maturati, possono essere erogati dall’emittente al sottoscrittore su base trimestrale, semestrale o annuale.

Per Corona Bond, si intende pertanto Obbligazioni comuni all’area europea con modalità di funzionamento da definire una volta raggiunto l’accordo tra i vari Stati membri e definite le regole di emissione.

 



 

Corona Bond: come funzionano

A seconda della decisione definitiva sulle modalità di finanziamento degli interventi economici straordinari dovuti all’emergenza del Corona Virus, differenti potrebbero essere le modalità di funzionamento dei Corona Bond.

Di certo c’è che l’obiettivo per ogni singolo Stato dell’Unione Europea è quello di reperire liquidità per finanziare progetti a sostegno della Sanità e dell’Economia.

In sostanza, per quanto riguarda i Corona Bond, si tratterebbe di Obbligazioni garantite in qualche modo da tutti gli Stati dell’Unione Europea.

Probabilmente, per ogni Stato la loro emissione dovrebbe essere legata a specifici progetti a sostegno di interventi nell’ambito della Sanità e a sostegno della rispettiva economia, vagliati da un Ente europeo sovranazionale.

Diverse sono le ipotesi sulle modalità di emissione dei Corona Bond: potrebbero essere emessi dai singoli Stati membri, sempre garantiti da un organismo dell’Unione Europea, oppure da un ente europeo quale ad esempio la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) con sede in Lussemburgo, di proprietà comune degli Stati dell’UE, che ha il ruolo di erogare prestiti a favore di progetti europei sulla base di precisi obiettivi.

In base all’ente e alle modalità di emissione, differenti sarebbero le ripercussioni sui bilanci dei singoli Stati.

 

Corona Bond: vantaggi

Alcuni Paesi, hanno difficoltà nel reperimento di liquidità, a causa ad esempio del già elevato indebitamento pubblico regolato dal Patto di Stabilità, accordo internazionale stipulato dai membri dell’Unione Europea per regolamentare e far rispettare il deficit pubblico.

Ad esempio, l’Italia ha un debito pubblico elevato che ne rende i titoli di stato sempre meno attrattivi per via del rischio legato all’eventuale insolvenza nel pagamento dei tassi di interesse; per incentivarne l’acquisto, una leva è alzare i tassi di interesse, con conseguenze sulla spesa pubblica e sul rischio di default, che porta a un innalzamento dello Spread, il differenziale dei Titoli di stati italiani rispetto a quello dei Bund tedeschi.

In questa fase, a causa delle conseguenze economiche del Corona Virus, è già stato dichiarato che è momentaneamente sospeso il Patto di Stabilità.

Il primo e immediato vantaggio dell’emissione dei Corona Bond è legato al fatto che i paesi più in difficoltà potrebbero rapidamente entrare in possesso dei fondi per finanziare le attività straordinarie necessarie al settore della Sanità e alla ripartenza dell’economia.

Una delle condizioni per l’emissione di Bond a livello europeo è un certo coordinamento delle politiche fiscali dei singoli Paesi membri: pertanto, con l’ausilio dei i Corona Bond, l’Unione Europea potrebbe sfruttare l’emergenza per incrementare l’unione politica che, periodicamente, mostra segnali di cedimento.

Uno dei vantaggi, invece, per eventuali acquirenti dei Corna Bond sarebbe che, con la garanzia europea, ne verrebbe assicurata solidalmente la solvibilità, con una conseguente riduzione del rischio associato.

 

Corona Bond: svantaggi e rischi

Uno degli aspetti legati ai Corona Bond che vengono messi in luce dagli scettici è il fatto che i Paesi dell’Unione Europea con bilanci pubblici più solidi dovrebbero solidalmente garantire Bond emessi anche per Stati con indebitamenti pubblici più elevati, ritrovandosi un onere aggiuntivo, in termini di costo del debito.

Inoltre, l’eventuale concessione verso l’attuazione di politiche economiche più flessibili e meno rigorose potrebbe innescare un aumento dei tassi di interesse del debito, con conseguenti fenomeni inflazionistici.

In ultima analisi, questo scenario ma anche la mancanza di interventi tempestivi congiunti dell’Unione Europea di fronte all’emergenza sanitaria ed economica del Corona Virus potrebbero alimentare ulteriormente lo scetticismo nei confronti dell’Unione Europea e la valutazione di uscirne da parte di qualche Stato.

A cura di Gerardo Volpi