In contabilità, capire lo storno scritture è fondamentale quando devi correggere un errore o “neutralizzare” un’operazione registrata in modo sbagliato.
Il concetto è semplice: lo storno è una registrazione che va a invertire (in tutto o in parte) l’effetto di una scrittura precedente. Di conseguenza, il saldo dei conti torna coerente con la realtà.
Lo storno, però, non è l’unico modo per correggere. A volte è più corretto fare una rettifica o un giroconto. Inoltre, scegliere lo strumento sbagliato può creare problemi su IVA, competenza e bilancio.
In questa guida vediamo il significato dello storno, quando si usa, come si registra in Dare/Avere e la differenza con rettifica e giroconto, con un approccio pratico e chiaro.
Storno scritture: significato in contabilità

Lo storno è una tecnica contabile usata per correggere una registrazione già fatta. In pratica, inserisci una scrittura che “fa l’opposto” di quella errata, così da annullarne l’effetto sul saldo. Di conseguenza, i conti tornano allineati e la contabilità resta tracciabile.
È importante perché in contabilità non si “cancella” come su un foglio. Si lascia traccia. Inoltre, lo storno permette di ricostruire cosa è successo e perché, soprattutto in caso di controlli o revisione.
Vediamo cosa significa stornare, cosa implica davvero e quando conviene usarlo.
Cosa vuol dire “stornare” una scrittura
Stornare una scrittura significa registrare una scrittura inversa. Se nella scrittura originale un conto era in Dare, nello storno quel conto andrà in Avere, e viceversa. Di conseguenza, l’effetto economico e patrimoniale si neutralizza.
Questo vale sia per scritture di gestione, sia per scritture di assestamento, se sono state imputate male. Il punto chiave è che lo storno non “nasconde” l’errore. Lo rende gestibile e documentato.
Quando si parla di storno, quindi, non si parla di eliminare una riga. Si parla di compensare una registrazione con un’altra registrazione corretta.
Perché lo storno non è sempre un annullamento “totale”
Molte persone pensano che lo storno sia sempre totale. In realtà esiste anche lo storno parziale. Serve quando una scrittura è solo in parte errata, per esempio per importo o per una quota di competenza.
In quel caso non inverti tutto. Inverti solo la parte sbagliata. Di conseguenza, mantieni valida la parte corretta e riduci il rischio di fare doppie registrazioni inutili.
Questo è utile anche quando devi sistemare un errore senza “sporcare” troppo il giornale contabile, ma mantenendo comunque traccia chiara di cosa è stato corretto.
Quando lo storno è obbligatorio e quando è sconsigliato
Lo storno è una scelta tipica quando la scrittura è proprio sbagliata e devi annullarne l’effetto prima di registrare quella corretta. Per esempio, conto errato, segno errato o registrazione duplicata. Di conseguenza, prima neutralizzi, poi registri nel modo giusto.
È invece sconsigliato quando puoi correggere con una rettifica più pulita, cioè aggiustando la differenza senza ribaltare tutto. Inoltre, è da valutare con attenzione quando c’è di mezzo l’IVA o un periodo già chiuso, perché potresti dover usare documenti fiscali specifici, come note di credito o variazioni, a seconda del caso.
La regola pratica è questa: se devi eliminare l’effetto di una scrittura, lo storno è naturale. Se devi solo correggere un importo o riallocare, spesso è meglio rettifica o giroconto.
Nel prossimo blocco vediamo quando si usa lo storno nei casi più comuni: errori di imputazione, fatture e note, ratei e risconti.
Quando si usa lo storno: i casi più comuni
Lo storno si usa quando una scrittura contabile produce un effetto sbagliato e devi neutralizzarlo in modo tracciabile. In pratica, è una “correzione con memoria”: non cancelli, ma registri l’inverso e poi sistemi. Di conseguenza, chi legge la contabilità capisce cosa è successo e perché.
I casi più frequenti sono tre: errori tecnici di registrazione, gestione di fatture e documenti di variazione, e correzioni legate alla competenza economica. Inoltre, lo storno è utile quando ti accorgi di un errore dopo, magari durante una riconciliazione o un controllo di fine mese.
Errori di imputazione: conto sbagliato, importo sbagliato, segno sbagliato
Questo è il caso più semplice. Hai registrato su un conto sbagliato, oppure hai inserito un importo errato, oppure hai invertito Dare e Avere. Di conseguenza, il saldo finale non torna o i costi/ricavi risultano falsati.
In questi casi lo storno è efficace perché ribalta la scrittura errata e ti consente di reinserire la registrazione corretta. Se l’errore è solo parziale, puoi stornare solo la differenza. Inoltre, lo storno ti aiuta a evitare “aggiustamenti creativi” che rendono il giornale contabile poco leggibile.
Un esempio tipico è una registrazione duplicata. Se registri due volte la stessa fattura, lo storno della seconda ripristina subito la situazione corretta.
Fatture, note di credito e resi
Quando entrano in gioco fatture e IVA, lo storno va gestito con attenzione. Dal punto di vista contabile puoi neutralizzare l’effetto di una registrazione errata. Tuttavia, dal punto di vista documentale spesso devi supportare la correzione con il documento giusto.
Se una fattura è sbagliata e deve essere corretta, la soluzione tipica è la nota di credito (o variazione) che riduce o annulla l’importo, e poi eventualmente una nuova fattura corretta. Di conseguenza, lo storno contabile deve essere coerente con la documentazione fiscale e con il periodo di competenza.
Anche i resi funzionano in modo simile: se rientra merce o si annulla una prestazione, l’effetto economico va neutralizzato e va tracciato. Qui lo storno può accompagnare la variazione, ma non sostituisce il documento fiscale quando serve.
Ratei, risconti e scritture di assestamento
Nelle scritture di assestamento l’errore più comune è la competenza. Hai spostato troppo costo in un periodo, oppure troppo ricavo, oppure hai imputato male un rateo o un risconto. Di conseguenza, il conto economico del periodo risulta “gonfiato” o “sottostimato”.
Lo storno qui serve quando la scrittura è impostata male e va rifatta. Per esempio, hai calcolato un risconto con importo sbagliato. Puoi stornare la parte errata e registrare la quota corretta. Inoltre, lo storno mantiene la cronologia delle correzioni, cosa utile in chiusura e in revisione.
In questi casi è importante anche il periodo: se stai correggendo una scrittura su un esercizio già chiuso, devi valutare la procedura corretta con il tuo consulente o revisore. Perché l’impatto può riguardare bilancio e dichiarazioni.
Differenza tra storno, rettifica e giroconto
Molti usano “storno” come parola jolly, ma in contabilità non è tutto la stessa cosa. Storno, rettifica e giroconto risolvono problemi diversi. Di conseguenza, scegliere lo strumento giusto ti evita registrazioni inutili e ti mantiene ordinato bilancio e IVA.
Il modo più semplice per orientarti è questo: lo storno “toglie” l’effetto di una scrittura, la rettifica “aggiusta” una parte, il giroconto “sposta” tra conti senza cambiare il totale. Inoltre, la scelta giusta rende più chiara la lettura del giornale contabile.
Rettifica: correggere senza azzerare
La rettifica si usa quando la scrittura originale è sostanzialmente corretta, ma c’è una parte da sistemare. Invece di invertire tutto e rifare, registri solo la differenza necessaria. Di conseguenza, ottieni il saldo giusto con meno movimenti.
Un esempio tipico è un importo leggermente errato, o una quota di competenza da correggere. Se hai registrato un costo di 1.000 ma doveva essere 900, puoi rettificare 100. Inoltre, la rettifica è spesso più “pulita” quando non serve mostrare un annullamento completo.
La rettifica, però, richiede attenzione nella causale. Devi spiegare chiaramente perché stai intervenendo e a quale registrazione ti riferisci. Così la contabilità resta leggibile e verificabile.
Giroconto: spostare tra conti senza impatto economico
Il giroconto serve quando vuoi spostare un saldo da un conto a un altro, senza cambiare il totale. È una riclassifica interna. Di conseguenza, non “corregge” un importo, ma rialloca una voce nel conto giusto.
Un caso tipico è quando un costo è stato registrato su un conto generico e poi vuoi spostarlo su un conto più specifico. Oppure quando devi spostare importi tra conti patrimoniali. Inoltre, il giroconto è utile in fase di chiusura per sistemare esposizioni e classificazioni.
Qui la logica è semplice: togli da un conto e metti sull’altro per lo stesso importo. L’effetto economico complessivo non cambia. Cambia la “collocazione”.
Come scegliere la tecnica giusta
Per scegliere, chiediti prima cosa devi ottenere. Se devi annullare l’effetto di una scrittura sbagliata, usa lo storno, totale o parziale. Se devi sistemare una differenza senza ribaltare tutto, la rettifica è spesso più adatta. Se devi solo spostare tra conti, scegli il giroconto.
Poi guarda il contesto. Se c’è IVA, fatture o periodi già chiusi, la scelta deve rispettare anche la documentazione e la competenza. Di conseguenza, non sempre la soluzione “contabile” basta da sola: serve anche quella fiscale.
Come si registra uno storno: logica Dare/Avere

La registrazione dello storno segue una logica molto lineare: fai una scrittura che è l’inverso della scrittura da correggere. In questo modo annulli l’effetto sul saldo dei conti. Di conseguenza, il sistema torna coerente e tu puoi inserire la registrazione corretta senza lasciare conti “sporchi”.
La differenza tra storno totale e parziale sta solo nell’importo che inverti. Inoltre, la parte più importante è la causale: deve spiegare bene cosa stai stornando e perché, così chi controlla capisce subito.
Storno totale: la scrittura inversa
Lo storno totale si usa quando la scrittura originale è completamente errata o duplicata. In questo caso registri la stessa scrittura, ma invertendo Dare e Avere per gli stessi conti e per lo stesso importo. Di conseguenza, l’effetto si azzera.
Il concetto pratico è: se prima hai aumentato un costo o un credito, con lo storno lo riduci. Se prima hai diminuito un conto, con lo storno lo riporti su. È una “fotocopia al contrario”.
Dopo lo storno totale, se serve, registri la scrittura corretta. Così ottieni due cose: correzione e tracciabilità.
Storno parziale: come gestire la differenza
Lo storno parziale è utile quando l’errore riguarda solo una parte dell’importo. Invece di annullare tutto, inverti solo la quota sbagliata. Di conseguenza, lasci valida la parte corretta e riduci il numero di movimenti.
Questo è frequente su ratei, risconti e competenze, ma anche su errori di importo. La logica resta la stessa dello storno totale, solo che l’importo è la differenza da correggere.
Un punto pratico: prima calcola con calma la differenza e verifica il saldo atteso. Poi registra lo storno parziale. Così eviti di correggere un errore con un altro errore.
Descrizioni e documentazione: cosa scrivere in causale
La causale è ciò che rende lo storno “pulito”. Deve dire che stai facendo uno storno, a quale scrittura ti riferisci e qual è il motivo. Di conseguenza, la contabilità resta leggibile anche mesi dopo.
Una causale efficace contiene un riferimento chiaro, per esempio numero di registrazione, data, numero documento o cliente/fornitore. Inoltre, se lo storno è legato a una nota di credito o a un documento fiscale, è utile citarlo in modo esplicito. Così colleghi contabilità e documenti.
Se lavori in azienda, conserva sempre la documentazione che giustifica lo storno, anche in digitale. È un dettaglio che ti salva durante riconciliazioni, controlli e chiusure.
Errori da evitare e controlli finali
Lo storno è semplice, ma proprio per questo può creare confusione se viene usato “di fretta”. L’errore più comune è stornare senza spiegare bene, oppure stornare nel periodo sbagliato. Di conseguenza, ti ritrovi con saldi che tornano a metà, riconciliazioni complicate e dubbi in chiusura.
Qui l’obiettivo è uno: fare storni tracciabili e coerenti con documenti e competenza. Inoltre, un controllo finale di pochi minuti evita ore di correzioni dopo.
Stornare senza causale e senza documento
Uno storno senza causale chiara è un problema futuro. Magari oggi ti ricordi tutto. Tra tre mesi no. Di conseguenza, chi legge non capisce se è un errore, un doppio movimento o una correzione voluta.
La causale deve sempre dire cosa stai stornando e perché, con un riferimento alla scrittura o al documento. Inoltre, se lo storno è collegato a una nota di credito, a un reso o a una correzione di fattura, la documentazione deve esserci. Senza documento, lo storno diventa fragile in caso di controllo.
In pratica, lo storno “vive bene” solo se è appoggiato a una spiegazione e a un riferimento verificabile.
Duplicazioni e riconciliazioni: cosa verificare
Dopo aver fatto uno storno, verifica che non ci siano doppioni. È facile stornare una registrazione e poi registrare di nuovo la correzione due volte. Di conseguenza, ti ritrovi con lo stesso errore, solo più complicato.
Controlla i saldi dei conti coinvolti e confrontali con il risultato atteso. Se lavori su clienti e fornitori, guarda anche lo scadenziario o la partita aperta. Inoltre, se stai correggendo una fattura, verifica che l’importo finale sia coerente con il documento effettivo e con i pagamenti.
Un controllo molto utile è la riconciliazione: banca, mastri, partite e IVA devono “parlarsi”. Se una parte non torna, fermati e ricostruisci subito, perché dopo diventa più difficile.
Impatto su IVA e bilancio: attenzione ai periodi
Quando c’è di mezzo l’IVA, il periodo è fondamentale. Se correggi una fattura, spesso serve una nota di credito o una variazione. Lo storno contabile deve essere coerente con la gestione fiscale. Di conseguenza, non basta invertire la scrittura se il documento fiscale resta invariato.
Anche per il bilancio, la competenza conta. Se stai intervenendo su un esercizio già chiuso, lo storno potrebbe richiedere procedure specifiche. Inoltre, potresti dover considerare effetti su dichiarazioni o su report già consegnati.
La regola prudente è: se il periodo è chiuso o se c’è IVA, verifica la procedura corretta prima di registrare. Così eviti correzioni “a catena”.
Una regola semplice per scegliere bene
Lo storno scritture serve a neutralizzare una registrazione sbagliata in modo chiaro e tracciabile. Usalo quando devi annullare l’effetto di una scrittura. Se invece devi solo aggiustare una differenza, valuta la rettifica. Se devi spostare tra conti, scegli il giroconto.
Quando hai dubbi, torna sempre a questa domanda: sto annullando, correggendo o riclassificando? La risposta ti guida subito. E ti evita di trasformare un errore piccolo in un pasticcio grande.
